Il jazz calza perfettamente come musica di sottofondo incardinando, con le sue improvvisazioni ed i suoi ritmi, tutte le inquietudini e le dolcezze della vita quotidiana. Non funziona, invece, quando al sottofondo si accompagna il rumore.
Un tema che, l’altra sera, a villa Schiuma, ha ingiustamente catturato i riflettori di Eliot Zigmund ed il suo Planet Four. Un altro bel concerto organizzato dall’Onyx Jazz Club nell’ambito della rassegna Gezziamoci sperimentando una nuova proposta: cena e musica dal vivo. In altre circostanze si sarebbe potuto scrivere che c’era il pubblico delle grandi occasioni. Oltre 300 persone hanno preso d’assalto l’invito dell’Onyx per una cena a lume di jazz. In realtà l’attenzione si è subito spostata sull’aspetto conviviale, com’era legittimo che accadesse. Lo stesso Zigmund si sarà trovato in imbarazzo. E non è un caso che all’ultimo istante abbia pensato bene di cambiare repertorio offrendo, come lui stesso ha affermato, “un menù musicale più orecchiabile, basato su standard famosi al grande pubblico”. E allora, quello che doveva essere un atteso concerto di jazz si è trasformato in una serata con della buona musica da sottofondo. Per carità, nulla di strano. Negli Stati Uniti, fatta qualche eccezione, il jazz si consuma sempre accompagnato dal rumore di piatti e bicchieri, dal brusìo delle parole. Ma tutto questo avviene in contesti diversi, perloppiù in spazi piccoli, in una dimensione dove la musica entra in assoluta sintonia con le parole. Qui, in sostanza, il rumore resta come sottofondo, e protagonista è sempre la musica dal vivo. A villa Schiuma, l’altra sera, è stato esattamente il contrario. Colpa anche di una cattiva acustica e di uno spazio piuttosto grande. E così, dopo il primo brano, “I’m getting sentimental over you” uno standard di Tommy Dorsey, durante il quale il pubblico ha applaudito gli assoli dei musicisti, addio interesse. Tant’è che è passato del tutto inosservato lo splendido assolo del pianista Frank Lo Crasto sul tema del brano “Someday my prince will come”. Dove, invece, il mitico batterista statunitense ha mostrato di possedere le sue straordinarie capacità espressive è stato nel brano “Autumn Leaves”. In repertorio anche una bella ballad di Duke Ellington. Ovviamente non poteva mancare un pezzo di Bill Evans di cui Zigmund è stato uno dei più validi accompagnatori dell’ultima stagione. Del pianista statunitense il Planet four ha, infatti, proposto una bella versione di “Time Remembered”. Buona la performance del sassofonista, Chris Check. Ma chi ha positivamente sorpreso più di tutti è stato il contrabbassista Lorenzo Conte con la sua solidità espressiva che ha saputo ben interagire con le sottili incursioni ritmiche di Zigmund. Lunghi applausi nel finale, pochissimi per il bis proposto mentre gran parte del pubblico era già impegnato a prendere d’assalto il guardaroba.
