Ritorno a “ca ta”.
Il ritorno sembra più facile. Sembra. Perlomeno non ci sono più tante file da fare, nè blocchi per impronte digitali. E quando passiamo dal metal detector il carrello viene blocca se c’è un ingorgo.
Ritorno a “ca ta”.
Il ritorno sembra più facile. Sembra. Perlomeno non ci sono più tante file da fare, nè blocchi per impronte digitali. E quando passiamo dal metal detector il carrello viene blocca se c’è un ingorgo.
Tutti al Minton’s.
Ed è anche e soprattutto per questo che non possiamo fare a meno di fare visita a uno fra i più famosi club della storia del jazz, il Minton’s Playhouse. D’altronde, si trova a poco più di cento metri dalla casa di Nicolò.
In viaggio con Bonanza.
Dopo la prima esperienza con un volo intercontinentale, dopo aver preso un treno Usa non poteva mancarci l’emozione di un viaggio in autobus. E così prendiamo la linea Providence – New York con la famosa ditta “Bonanza”.
Da Boston a Providence
Dall’europea Boston all’americanissima Providence per vivere il matrimonio di Marcello e Maria, i due nostri amici europeissimi e americanissimi. Si conobbero grazie a Terri. E oggi abbiamo voluto essere presenti per festeggiare l’avvenimento.
La notte di Halloween.
Arrivati a Boston ci accoglie una strega con la sua auto. Proprio così. Halloween qui si vive davvero. E Ligea, la straordinaria amica di Terri, prende ogni festa sul serio. Così andiamo a casa sua, a Chelsea, bellissima periferia di Boston, proprio a due passi dal set di “The Departed” o di “Mystic River”.
Boston, Boston.
Le contraddizioni degli Stati Uniti si misurano ogni giorno con qualsiasi attività quotidiana. Ad esempio, se per entrare in questo Paese attraverso la porta di qualsiasi aeroporto devi fare tantissime file e avere tanta pazienza, alla stazione ferroviaria non ti pensa nessuno, o quasi.
New York New York.
Per scoprire questa città non è sufficiente guardare ad altezza d’uomo, sebbene le nostre siano inferiori alla media. Il naso all’insù è d’obbligo. E’ come se la città ti guardasse dall’alto in basso e tu, piccolo piccolo di fronte a quelle gigantesche opere di cemento, camminassi in ginocchio piegato alla sua imponenza.
L’arrivo.
L’accoglienza a New York si chiama fila. Proprio così. E, curiosità del destino, le file somigliano a quelle che fino a qualche anno fa si consumavano lentamente in Russia davanti a un panificio o a un salumiere. Ma in quella circostanza era il simbolo del disagio, di una economia povera e uguale per tutti. In questo caso è il sintomo del benessere e di un’economia ricca e diseguale.
Il Viaggio di andata.
Sconcertante non è la lunghezza del viaggio, le 6 ore in aereo, da Amsterdam fino al Jfk. Sconcertante non è stato neanche il viaggio low coast da Bari a Roma nonostante la tempesta che ha accompagnato il volo.
La partenza.
New York. Come appassionato di jazz era un sogno. In pochi giorni l’ho scoperta e vissuta, forse troppo velocemente. Ma tanto quanto basta per averne una pur minima percezione. E’ una città che si presenta in una dimensione quasi onirica. Le sue continue apparizioni sul grande e sul piccolo grande schermo ce l’hanno consegnata come un sogno.